di Antonio Gamboni

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La Napoli-Nola-Bajano (FNNB), inaugurata ufficialmente l’11 luglio del 1885

al completamento dell’intero percorso, era una ferrovia a scartamento ridotto (950 mm) e trazione a vapore.

Dopo circa 50 anni di esercizio, nel 1937 fu annessa alle Strade Ferrate Secondarie Meridionali (Circumvesuviana) divenendone una linea  tuttora in funzione.

In quella occasione, le vetuste locomotive furono sostituite da locomotori elettrici.

Cartina F° 24 del 1894 (particolare) con evidenziato in rosso il percorso della Napoli-Nola-Bajano.

(coll. A. Gamboni)

 

Rara cartolina della stazione di Napoli al Corso Garibaldi della ferrovia Napoli-Nola-Bajano.

Il Corso è stato ultimato da poco e la "Società Anonima dei Tramways Napoletani" ha istituito

la linea "Barbaia-Reclusorio" con fermata dinanzi alla stazione della ferrovia per Bajano.

(coll. F. Crisci)

Partita dalla stazione Napoli al Corso Garibaldi, chiusa da edifici e da muri di cortili lungo via Casanova, la linea per Bajano, dopo aver superato a livello la via Arenaccia, volgeva leggermente a sinistra lasciando sulla destra la costruenda piazza Nazionale; costeggiava per breve tratto la sede della Strada Vecchia di Poggioreale e, piegando a destra con una grande curva, sottopassava la ferrovia per Benevento-Foggia delle Strade Ferrate Romane portandosi sul fianco della Strada Nuova di Poggioreale. Dopo aver costeggiato questa grande arteria, lasciava sulla destra lo zuccherificio Valsacco, la Società Ligure Napoletana ed il Macello per fermare a Poggioreale dopo circa tre chilometri di percorso.

Questa stazioncina si trovava nei pressi dell’emiciclo del Cimitero e poco discosta dal “Muro finanziero”, la cinta daziaria realizzata da Stefano Gasse nel 1837, ancora oggi esistente, anche se in uno stato di totale abbandono.

Prima della stazione il binario traversava a livello la via delle Ferriere, così denominata per la presenza di antiche fonderie di ferro in aperta campagna. Dopo la fermata, con un secondo passaggio a livello tagliava l’antica via Traccia lasciando a sinistra la collina di Poggioreale con il Cimitero monumentale fra una fitta selva di secolari cipressi e di salici ed a destra una verde conca posta alle falde del Vesuvio con “una miriade di bianchi casolari”.

A parte un discreto traffico passeggeri nei primi di novembre in occasione della tradizionale commemorazione dei defunti, la stazione di Poggioreale (km 2+458) era stata costruita unicamente per far fronte ad un servizio merci generato dalla presenza in zona di numerose fabbriche ed opifici. In questa stazione salivano due doganieri per scortare i treni diretti a Napoli.

Tornando alla ferrovia, all’altezza dello zuccherificio la linea iniziava a correre parallelamente alla strada ferrata per Roma (Via Caserta-Cassino), seguendone l’andamento curvilineo. Dopo circa tre chilometri, superato su ponti in pietra per ben due volte un corso d’acqua detto Fosso della Volla, il percorso dirigeva a NE sempre tenendosi a costa della vecchia Napoli-Roma per altri quattro chilometri al termine dei quali piegava a sinistra. Quindi tagliava prima la Strada Nazionale delle Puglie e, subito dopo, sottopassava le monumentali arcate dell’Acquedotto Carmignano le cui acque alimentavano numerosi mulini del capoluogo partenopeo. Curvando a destra, poi, si raggiungeva la fermata di Casalnuovo, distante circa 600 metri dal centro abitato che si trovava alla sinistra della ferrovia. La stazione, eretta al km 9+271, era racchiusa tra due passaggi a livello dei quali il primo sulla via Arcora, dal nome dell’antico agglomerato urbano sulle cui rovine sorgerà Casalnuovo.

Subito dopo, a circa 200 metri dalla stazione, la nostra ridotta superava con un ponte in muratura a tre luci la linea ferroviaria per Roma che fino ad allora aveva costeggiato e proseguiva in una magnifica pianura.

Superato un ponticello sul Lagno Spirito Santo ed un passaggio a livello per attraversare, ancora una volta, la strada nazionale, la linea andava a toccare, dopo circa 14 chilometri di percorso, Pomigliano d’Arco alla progressiva km 13+531. La cittadina a partire dal 1887, quindi appena due anni dopo l’inaugurazione della Napoli-Nola-Baiano, volgerà all’industria le proprie attività. Seguivano al km 15+071 la stazione di Castello di Cisterna, piccolo centro urbano che si crede sia sorto sul luogo della sannitica Rufrae (poi feudo dei Mastrilli di Marigliano), ed al km 16+271 quella di Brusciano.

La stazione di Pomigliano d'Arco (coll. V. Simonetti).

Dopo questo centro, il breve rettilineo iniziato a Pomigliano costeggiava la strada statale per terminare alla stazione di Mariglianella, posta al km 17+721. Di qui il tracciato, finora diretto a NE, piegava a SE; traversava la carrozzabile e, lasciando a sinistra ben visibili le prime pendici subappenniniche, piegava decisamente a destra per raggiungere Marigliano, grande centro abitato da circa 12000 anime la cui stazione era al km 19+011.

A Marigliano fu edificata una stazione identica a quella di Pomigliano d’Arco, unici fabbricati viaggiatori ad avere questa tipologia di stazione media. La sua ricostruzione è stata possibile seguendo il particolare tratto dalla cartolina d’epoca (cartolina coll. V. Simonetti).

Seguivano le fermate di San Vitaliano (km 20+671) al servizio di circa 2300 abitanti, Scisciano (km 21+671) con i suoi 2288 residenti e Saviano (km 24+171), la più popolosa con circa 7000 cittadini.

Il fabbricato viaggiatori della stazione di Saviano era uguale a quello di Casalnuovo, unici ad avere la stessa tipologia in quanto entrambi servivano centri urbani egualmente popolati. Splendida cartolina che mostra un convoglio merci al traino della locomotiva n. 16 in sosta sul secondo binario (cartolina coll. V. Simonetti).

Dopo Saviano la linea piegava verso NE e, in vista di Nola, traversava su ponticello il Lagno di Nola e sovrappassava, subito dopo, le rotaie della tratta Cancello-Mercato S. Severino della ferrovia Napoli-Cancello-Avellino delle Strade Ferrate Meridionali. Infine, rasentando la città, giungeva alla stazione di Nola edificata al km 26+618. Questo fabbricato, che ospitava anche un caffè, era stato eretto nel centro abitato tagliato dalla ferrovia.

Dopo quella di Napoli, la stazione di Nola era la più importante della linea. In sosta sul secondo binario un convoglio merci diretto a Baiano. Si notino i pali della linea telegrafica ai lati della stazione e, vicino alla locomotiva, a sinistra la colonna idrica e a destra l’uomo addetto agli scambi  (cartolina coll. V. Simonetti).

Il binario, partito da Nola, descriveva una curva verso sinistra e si dirigeva in rettilineo a N fino a raggiungere, al km 28+071, la stazioncina di Cimitile.

A destra su un’altura, all’altezza di 225 metri tra boschetti di uliveti giacevano le rovine di Castel Cicala, l’antico maniero opera dei normanni o dei longobardi che fu a difesa della città di Nola. Di fronte il cerchio di montagne dell’Appennino con ai piedi una campagna magnifica per coltivazioni.

In una vecchia Guida del Touring Club Italiano si legge “a più di 1 km. a destra della linea, al di là del Torrente Clanio, è Tufino m. 37, ab. 1146, complessivamente 1996, nel cui territorio, ai piedi del Monte Visciano a S, sono cave di pietre, servite da un tronco della Stazione Cimitile”. Questa citazione trova riscontro in una piantina del 1915.

La stazioncina di Cimitile si differenziava dalle altre della stessa tipologia per avere un tetto a tre spioventi, come mostra la ricostruzione effettuata dall’autore. I carri merce a destra forse sono in sosta sulla diramazione citata nel testo (cartolina coll. V. Simonetti).

Lasciata alle spalle Cimitile, la ferrovia che da Napoli fino a questo punto aveva tenuto un andamento altimetrico pressoché pianeggiante ad una quota intorno ai 40 metri slm, iniziava a salire procedendo in direzione N. Al termine di un piccolo rettilineo v’era la stazioncina di Camposano, un paesino di circa 1800 abitanti dopo il quale il percorso cambiava rotta verso NE, sempre tra floridissima campagna, molto alberata e con viti a festoni. Per tenere la livelletta, fu necessario scavare una piccola trincea ed una brevissima galleria alla cui uscita con un ponticello la linea traversava una prima volta il Torrente Clanio per fermare a Cicciano, al km 30+731. Proseguendo ancora in direzione NE, sempre tra intensa coltura veniva delineandosi la valle, si superava un piccolo corso d’acqua e si giungeva alla stazione di Roccarainola, eretta al km 32+671 ed a quota 91 metri slm, ai piedi del Monte Maio della catena del Partenio.

Roccarainola era la stazione più a nord della ferrovia; infatti di qui la linea, seguendo l’andamento della base della catena montuosa del Partenio, volgeva a SE, riattraversava il Torrente Clanio e, salendo fino a quota 126 metri slm, si fermava ad Avella (km 36+371), ultima fermata prima del capolinea di Baiano, cittadina di poco più di 2600 abitanti. Dinanzi a questa stazione, costruita a pochi passi da piazza Municipio, sostavano le diligenze che portavano ad Avellino “traversando parecchi comuni e villaggi disseminati nella vallata lussureggiante della verde Irpinia”. In realtà la piazza non era che un allargamento della carrozzabile Napoli-Avellino, strada che attraversava tutto il paese.

A Bajano, a 196 metri slm,  terminavano i 37,871 chilometri di linea a binario unico ed a scartamento ridotto di metri 0,950 della ferrovia Napoli-Nola-Bajano.

A Baiano, stazione eretta a quota metri 196 slm ed alla progressiva km 37 + 871, terminava la Ferrovia Napoli-Nola-Baiano. Nella foto un’immagine relativa agli anni ’30 del secolo passato, subito dopo l’elettrificazione. Il fabbricato originale, leggermente trasformato, mostra ancora evidenti i tratti del suo stato primitivo. Nel largo piazzale, a lato dei tre binari terminali, vi era una piccola rimessa per i rotabili, una colonna per il rifornimento d’acqua alle locomotive, una piccola piattaforma girevole azionata a mano ed un dormitorio per il personale viaggiante.  

(cartolina coll. V. Simonetti)

Estratto, riveduto e corretto, da: A. Gamboni, La Ferrovia Napoli-Nola-Bajano, ed. Circumvesuviana Srl - Napoli 2008

(cartolina del titolo coll. V. Simonetti)

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