chiudi la pagina

Napoli in tram

Tram a cavalli che sta per immettersi in via san Carlo.

 

Verso la metà del 1800 gli spostamenti tra i vari punti della città erano resi possibili da “omnibus” trainati da cavalli. Venticinque veicoli percorrevano le vie pubbliche andando: ventuno dalla Villa Reale al Regio Albergo dei Poveri passando per le strade di Chiaia, di Toledo, per il Museo e Via Foria; due dal Largo del Castello a Porta Capuana percorrendo Via San Carlo, Via Toledo, Piazza Dante, Spaccanapoli e Via dei Tribunali; le altre due congiungevano Largo del Castello con la Ferrovia seguendo l’attuale Via Marina e Porta del Carmine. Il costo del biglietto era di cinque grani.

All’inizio del 1876 le strade di Napoli divennero un grande cantiere per i lavori necessari alla posa dei binari che la Società Anonima dei Tramways Napoletani andava effettuando. Il servizio iniziò con sette linee e tante ne risultavano ancora nel dicembre del 1881, come si rileva in un vecchio orario. In esso si nota che le vetture di ciascuna linea esponevano una tabella con la legenda del percorso scritta in colori diversi e di sera una lanterna, anch’essa colorata, faceva si che anche gli analfabeti potessero distinguere il loro tramway. Ben sessantasette animali assicuravano il servizio; di essi ventisette erano muli selezionati tra circa trecento ed acquistati a Foggia. Quaranta cavalli provenivano dalla Romagna e dalla Puglia avendo un’età compresa tra i quattro ed i sei anni. I cavalli erano costati dalle 650 alle 700 lire ciascuno mentre i muli 800 o 900 lire ciascuno.

Le vetture, tutte costruite all’estero, avevano una capienza di 28 posti a sedere ed 8 in piedi quelle denominate “giardiniere” mentre le vetture coperte offrivano scomparti-menti di prima e di seconda classe. Nell’inverno i passeggeri erano riparati da vetri che d’estate venivano sostituiti con persiane di legno per riparare i viaggiatori dai cocenti raggi del sole. L’andatura dei veicoli non era molto veloce tanto che generalmente non era necessario che si fermassero per la salita e la discesa degli utenti, tutt’al più il tram veniva fatto rallentare per agevolare il gentil sesso. Al personale, cocchiere e conduttore, era vietato parlare con i passeggeri; quest’ultimo camminava in genere al fianco degli animali ma spesso saltava sul lungo predellino esterno e, con gesto da acrobata, distribuiva i biglietti e riscuoteva il dovuto dai passeggeri che facevano a gara per la conquista di un sedile alle spalle del cocchiere.

Il popolo napoletano accettò con piacere il nuovo e “veloce” mezzo di trasporto, tanto che la Società dovette presto incrementare il numero dei veicoli in circolazione per non farli prendere “d’assalto dal numero quasi sempre soverchiante dei passeggeri”.

Giunse l’elettricità. I lavori per l’elettrificazione della rete urbana tramviaria procedettero con alacrità e ben presto in tutta la città circolarono le nuove vetture con indubbi vantaggi sulla celerità del servizio e sulla pulizia delle strade.