di Andrea Cozzolino

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No, non c’è un errore nel titolo, avete letto bene, vesuviane con la “e” finale, perché - sull’esempio di altre pubblicazioni presenti su questo sito - ho voluto raccogliere ed illustrare, se avrete la bontà di seguirmi, le cartoline della mia collezione che raffigurano non solo la ferrovia Circumvesuviana, ma anche quella che fu la ferrotramvia del Vesuvio, che - partendo da Pugliano - raggiungeva la stazione inferiore della celeberrima funicolare: un collegamento che potremmo oggi definire ‘turistico integrato’ e che purtroppo, un po’ per le “intemperanze” pregresse del vulcano e molto per le incapacità e le inerzie degli uomini, ormai non si può più testimoniare se non per immagini ...

 

   
 

Cominciamo con una notissima cartolina raffigurante l’interno della stazione di Torre Annunziata che si può presumibilmente far risalire agli anni ’50 del XX secolo. Vi vediamo raffigurato un convoglio proveniente da Napoli al traino dell’elettromotrice CD0101, una delle trentasei che costituivano all’epoca la dotazione  della ferrovia. Da Torre Annunziata, oggi come allora, si dipartono la linea diretta a Castellammare e a Sorrento e quella per Poggiomarino, che qui si unisce con la Napoli-Ottaviano-Poggiomarino-Sarno.

   

Proseguiamo verso Poggiomarino ed incontriamo la stazione di Boscoreale, all’interno della quale - in occasione di una coincidenza - vediamo l’incrocio di due convogli della vecchia dotazione della ferrovia. Il tracciato percorso dai due treni, nonché la stazione qui raffigurata da qualche anno non esistono più: la linea, un tempo a binario unico e non poco tortuosa, è stata interrata e raddoppiata (inaugurazione 2009). Poiché sulla vettura di coda del treno diretto a Napoli  (a sinistra) si legge la matricola AC509, la cartolina dovrebbe essere datata a prima del 1956 quando la terza classe fu - senza alcun merito! - promossa a seconda.

   

Arriviamo così a Poggiomarino, snodo molto importante per la ferrovia Circumvesuviana, dal momento che – come si è accennato – vi confluiscono la strada ferrata proveniente da Torre Annunziata e quella che vi arriva da Napoli attraverso Ottaviano. Del resto, ne è testimonianza il vasto piano binari con i suoi molteplici incroci. Si tenga presente però anche che – essendo questo il capolinea di una delle due linee e che all’epoca della foto i convogli erano composti da motrici e rimorchiate – alcuni scambi erano necessari anche per posizionare le elettromotrici in testa al treno “saltando” le carrozze.

   

Immagini di ferrovie vuol dire non solo immagini di treni, ma anche di stazioni, come questa di Castellammare Terme, oggi dismessa, che costituiva una delle più ardite ed eleganti realizzazioni lungo l’itinerario che porta a Sorrento. Progettata dall’ing. Marcello Canino e inaugurata nel 1940, si presentava come un susseguirsi di terrazze panoramiche tra il Golfo e il Vesuvio, idea suggerita soprattutto dalle finestre senza infissi destinate ad offrire maggiore spazio alla vista del passeggero. All’interno, un sistema di scale mobili collegava la strada  al sovrastante piano del ferro.

   

A seguire, la stazione di Vico Equense, qui vista dall’interno e con tanto di convoglio che si allontana in direzione di Napoli e, sulla destra,  un carro merci fermo sul binario di corsa n. 3 ancora oggi utilizzato per il ricovero di materiale di servizio. Caratteristica di questa stazione, costruita in pieno periodo bellico, è l’elegante rivestimento con archi ciechi in tufo del muro a ridosso della montagna sovrastante, che conferisce un sapore di rustico all’intero complesso architettonico.

   

Ancora verso Sorrento: due binari (necessari per le coincidenze dei treni da e per Napoli) caratterizzano la stazione di Piano, una piccola, ma importante entità qui raffigurata presumibilmente negli anni ’60. Non visibile nella foto, ma tuttora presente anche se scarsamente utilizzato, un tronchino di servizio con piano di carico destinato agli sporadici casi di trasporto merci.

   

Inalterata nel tempo, la stazione di Sant’Agnello, l’ultima prima di Sorrento, appare perfettamente integrata nell’ambiente circostante. A pochi passi dalla piazza centrale del paese (sulla destra l’edificio municipale) non ne modifica però, le preesistenti volumetrie grazie alla sua posizione “defilata”.

   

Nel 1936 la S.F.S.M. (Strade Ferrate Secondarie Meridionali) incorporò la Ferrovia Napoli-Nola-Baiano, rendendola parte integrante della sua rete. Negli ultimi anni del XX secolo la linea è stata completamente ammodernata ed il suo tracciato originario notevolmente modificato con il conseguente spostamento di molte stazioni. Così è stato anche per quella di Pomigliano d’Arco (una delle più importanti della ferrovia) che era stata ristrutturata proprio nel ’36 e che qui vediamo ritratta dall’interno nel periodo in cui ancora era frequentata dai convogli avorio-rosso che per decenni hanno caratterizzato la Circumvesuviana.

   
 

La stazione terminale di Baiano fotografata nell’immediato dopoguerra (immagine a sinistra con il treno composto da motrice e due carrozze) e negli anni ’80 del XX secolo, quando ormai l’esercizio della linea era già svolto da elettrotreni bidirezionali. Tra gli autobus presenti nella cartolina di destra, obbiettivamente meno fascinosa dell’altra, ricca invece di un ‘sapore d’antico’, vi è anche - sulla sinistra, verniciato in blu scuro - un FIAT 306/3 - Cameri di proprietà della stessa Circumvesuviana.

 
    
   

Due diverse immagini della “Ferrovia del Vesuvio” nella tratta iniziale del percorso, ad aderenza naturale,  che da Pugliano (e prima dalla Stazione “Olivi”: immagine a sinistra) conduceva verso la cosiddetta “Stazione Centrale” dalla quale partiva il tratto a cremagliera. Qui, peraltro, le due motrici (rispettivamente la 1 e la 2, appartenenti alla dotazione originaria della ferrovia e pertanto risalenti al 1903) sono ritratte mentre, in discesa dal Vesuvio, stanno raggiungendo il capolinea inferiore. Curiosamente, ambedue le “didascalie” delle cartoline sono errate. Nel primo caso è indicata la località “Bellavista” che si trova in comune di Portici e nulla ha a che vedere con la ferrovia vesuviana, mentre nel secondo si parla di “stazione” mentre la motrice è raffigurata in piena linea anche se effettivamente a breve distanza dalla stazione terminale.

   

Per concludere, ecco la motrice n. 4 (appartenente alla seconda dotazione della ferrovia: 1913) mentre percorre il tratto a “gramagliera”. Qui – a supportare l’ascesa delle motrici e a frenarle in senso inverso – erano degli appositi spintori, locomotori forniti di ruote dentate, che consentivano ai rotabili ad uso dei passeggeri di superare un dislivello di ben 325 metri.

   

Foto del titolo:

Seiano di Vico Equense: la stazione (sulla sinistra) e il celebre ponte costruito nel 1944 sul Vallone d’Arco che collega due gallerie, quella che unisce Vico a Seiano (visibile sullo sfondo) e quella di Montechiaro che conduce fino a Meta.

   
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