Napoli: il Tram di Capodimonte

 

chiudi la pagina

Se chiedete ad uno studioso di orografia, vi dirà che la collina che abbraccia Napoli, ovvero il suo centro storico, fa parte di uno stesso sistema. Ma è notorio che i suoi segmenti hanno vari nomi. Ciò non per un puro esercizio lessicale, ma per esaltarne le loro diversità peculiari. Così si snocciolano Posillipo, Vomero, Capodimonte e Capodichino. La tipicità di Capodimonte, resa famosa da un magnifico palazzo reale borbonico (pinacoteca di Stato) e dal non meno grandioso annesso parco, è quella di essere altresì la porta dei comuni limitrofi del Nord del capoluogo.

Allora il mio ricordo va ai rudimenti di storia tramviaria impartitami da mio padre che nelle sue spiegazioni un po’ naif, richiamava una non meglio identificata compagnia belga che la faceva da padrone per quei tratturi con le sue sgangherate vetture. Ecco era ora che, sia pure in tarda età, la vera storia di questa compagnia, poi confluita nell’azienda cittadina per eccellenza, mi venisse spiegata. Non per rinnegare quelle lezioni per così dire elementari, ma per completarle in maniera rigorosa e definitiva. Ci ha pensato l’ormai noto binomio Cozzolino-Gamboni con l’ultimo nato “Napoli: il Tram di Capodimonte”, o rete della belga (per antonomasia) che ho tra le mani ancora con l’umore della stampa.

Viene raccontata dunque la storia di questi “coloni tramviari” made in Belgium e la loro ostinazione (ed interesse commerciale) a voler esportare il know how delle loro tramvie vicinali in tutta Europa. Comunque sia il volume è bello ed interessante nonché ricchissimo di foto che da sole ne giustificherebbero l’acquisizione. Per lo più sono immagini inedite. Molte sorprendono non tanto per la loro datazione ma quanto per scoprire che in quell’epoca esisteva già la foto industriale. Mi riferisco a titolo squisitamente di esempio, a quelle scattate dentro e fuori al deposito Garittone.

Ho la piccola presunzione di avervi dato un’idea di questo scritto che mi ha letteralmente sorpreso suscitandomi emozioni e nostalgie che ritenevo ormai riposte. Ho ricordato la mia infanzia e le veloci trasferte con quei tram quando i miei genitori sceglievano questo mezzo per andare ad acquistare un po’ di generi alimentari a prezzi fuori dazio. Insomma un libro per scoprire una rete o arricchire la cultura tramviaria dei fan di questo inossidabile mezzo di trasporto.

(Gennaro Fiorentino)

   

 

chiudi la pagina