di Antonio Gamboni

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In principio la circolazione dei treni era regolata da segnalazioni che si facevano a mezzo di bandiere, lanterne a mano, o cornette suonate dai guardiani scaglionati lungo le linee. In seguito, quando il traffico divenne più intenso a causa dell’aumentò della velocità dei convogli, fu necessario fissare precise norme per proteggere e distanziare i treni. A tale scopo furono impiegati prima ‘segnali a disco’ girevole e poi ‘segnali semaforici’ con ali mobili che potevano assumere due posizioni. Con l’ulteriore incremento della velocità dei treni, fu adottata la doppia segnalazione introducendo un segnale di preavviso.

Dapprima i segnali erano illuminati solo di notte, poi fu riconosciuta l’opportunità di estendere l’uso dei segnali permanentemente luminosi, maggiormente visibili e che davano diverse indicazioni a seconda del colore della luce.

Negli anni cui si riferiscono le presenti note, l’ingresso dei treni nelle stazioni era regolato da appositi segnali ad ala, posti a distanze determinate e manovrabili, per mezzo di trasmissioni flessibili, con leve situate in vicinanza ai deviatoi estremi od anche presso i fabbricati viaggiatori. Nelle stazioni più importanti anche la partenza dei treni e le manovre erano regolate con segnali impiantati in determinati punti. In questi casi le leve di tutti i segnali erano riunite in gruppi con quelle che comandavano i deviatoi ed erano azionate presso gli apparecchi centrali di manovra.

La Stazione di Alessandria intorno agli anni '10 del XX secolo

con segnali Saxby-Farmer.

Treno diretto alla Stazione Termini (Roma) in transito sotto i "Tre Archi" dell'acquedotto Felice - anno 1910.

Nella sottostante tabella sono riportati tutti i tipi di segnali che erano in uso sulle linee dello Stato e sono indicati anche tutti i tipi dei fanali relativi ai segnali di cui trattasi e che si riportano nella relativa immagine.

         

Tabella indicante i tipi di segnali in uso alle Ferrovie dello Stato nel 1912 e, a lato le relative lanterne.

In basso, tipi di segnali indicati nella prima colonna della tabella.

I semafori di cui trattiamo presentano, in senso trasversale al binario, una o più ali portate da un albero verticale e poste alla sinistra del medesimo rispetto ai treni ai quali comandano. Queste ali sono girevoli attorno ad un perno e possono assumere due posizioni: una orizzontale che indica via impedita, l’altra inclinata che indica via libera.

Di notte proiettano, verso i treni, luce rossa per indicare via impedita e luce verde per indicare via libera; dalla parte opposta, luce verde quando l’ala è orizzontale e luce bianca quando l’ala è inclinata. Sulle dette linee e su quelle esercitate col sistema di blocco si impiegano semafori con ali dipinte in arancione, terminate a coda di pesce. Di notte i semafori danno luce color arancione verso i treni in arrivo. La faccia opposta a quella dipinta in rosso od in arancione nell’ala dei semafori, è dipinta in bianco. I segnali vengono impiantati, di regola, alla destra del binario rispetto alla direzione d’arrivo dei treni a cui comandano; però nelle linee a doppio binario, causa la ristrettezza dell’interbinario, vengono impiantati a sinistra.

Semafori tipo F.S. ad una e due ali

L’albero di questi semafori è costituito da un ferro a doppio T ed una base, anche essa in ferro, lo tiene incassato nel terreno. Il fanale è alloggiato in una scatola collocata alla parte superiore dell’albero. Ad esso è fissata un’ala che porta due fori circolari con vetrini colorati collocati in modo da trovarsi dinanzi al fanale quando l’ala è orizzontale (luce rossa) o quando è inclinata (luce verde). Una lunga scala consente di accedere al fanale per l’accensione e, nel contempo, serve anche di puntello all’albero. Sulla rete erano in uso anche altri tipi di semafori in cui l’albero era a traliccio; in questi semafori il fanale, per l’accensione e la pulitura, veniva fatto discendere tramite un piccolo argano lungo due guide fissate all’albero. Su uno stesso albero semaforico potevano essere montate più ali sia a destra che a sinistra; in questo caso per i treni hanno significato soltanto le ali situate a sinistra dell’albero.

Semaforo di preavviso con ala a coda di pesce e disegno quotato di semaforo ad una ala.

Semaforo a due ali con albero a traliccio.

In questi semafori le lanterne ed i filtri colorati sono posti più in basso.

Semafori tipo F.S. a sbalzo

In alcuni casi, per migliorarne le condizioni di visibilità, il semaforo viene montato a sbalzo sull’albero in modo da avvicinare l’ala al binario cui deve comandare. Questi semafori, detti a sbalzo o a mensola, sono montati su una piantana formata con due ferri ad U riuniti a traliccio, la quale regge un piccolo ponte a sbalzo alla cui estremità si trova la parte superiore del semaforo ad un’ala, sopra descritto. Tramite una scala a pioli si accede al ponte circondato da un parapetto in ferro per la sicurezza del personale di servizio. Un sistema di leve consente il movimento dell’ala per mezzo di una trasmissione rigida.

Semaforo a sbalzo e suo disegno quotato.

Semafori tipo F.S. a candeliere

In tempi più recenti furono adottati dei semafori detti a candeliere. In essi l’albero, ad una certa altezza, sorreggeva una mensola sulla quale erano montati due o alberi più piccoli, ciascuno provvisto di un’ala. In questi semafori la prima ala a cominciare da sinistra, si riferisce alla prima linea a sinistra, le seguenti verso destra alle rispettive linee prese nello stesso ordine. L’ala che si trova situata ad un’altezza maggiore delle altre comanda l’accesso alla linea diretta o a quella di tracciato più corretto. Resta chiaro che ad ogni ala corrisponde un apposito fanale. La pulizia ed accensione dei fanali si fa stando sulla mensola a cui si accede per mezzo di apposita scala.

Semaforo a candeliere a due ali e suo disegno quotato.

Ponte a traliccio sul quale sono montati più segnali a candeliere.

Cabina di manovra di semafori e deviatoi comandati da acqua sotto pressione,

un sistema ideato nel 1883 dall'ing. Riccardo Bianchi.

L’iconografia a corredo dell’articolo appartiene alla collezione dell’Autore.

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