COSTRUZIONE
ELETTROTRENO
STEFER ETR 816
ROMA – FIUGGI

Testo e foto di Raffaele Ciotti

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Dopo la costruzione del modello dell’elettrotreno ETR 801 della società Stefer, presentato precedentemente sul nostro sito, la naturale e logica conseguenza è stata (come nella realtà), quella di ampliare la serie 800 con quella della serie 810 mediante la costruzione dell’ETR 816.

Preciso che non si tratta di una semplice riverniciatura del fratello 801, ma di un nuovo modello con sostanziali modifiche rispetto ad esso: finestre di guida e laterali allargate, finestrini variati sia nel numero che nella forma e, modifica più importante, la riduzione del numero delle porte da 8 a 4 e la loro sostituzione con altrettanti finestrini. Si inizia con il consueto progetto di tutte le parti che comporranno il modello, questa volta facilitato dai disegni del suo predecessore, che andranno modificati per adattarli alla costruzione del nuovo rotabile. Una volta fatto ciò, si spediranno alla ditta del taglio Laser che ci restituirà i pezzi fisici nelle dimensioni, numero e spessori richiesti (alpacca da 0,1mm per cornici finestrini, tergicristalli ecc. bronzo da 0,3 mm per le fiancate, musetti, laterali carrelli, mancorrenti e minuteria varia, ottone da 0,5 mm per struttura carrelli e altri particolari, ottone da 1 mm per i pianali, vestiboli porte, centine, supporti tetti e altri particolari che richiedano robustezza).

Procedimento passo, passo delle fasi di progettazione dei vari componenti del modello.

Cominciamo con la preparazione dei pianali, saldando al loro posto i vestiboli delle porte che, grazie ai loro incastri, si posizioneranno in maniera perfettamente perpendicolare ad essi e garantiranno successivamente la giusta posizione delle fiancate.

Costruzione dei vestiboli, fase di fondamento per il corretto montaggio delle fiancate.

Occupiamoci ora di esse che, come già detto, dovranno risultare ben allineate e perpendicolari con i pianali, rinforzandole all’ interno con i supporti per i tetti e le centine posizionate nelle parti dove andranno a ruotare le due giostre Urbinati.

Immagine delle fiancate posizionate con correttezza.

A proposito di queste, esse sono realizzate con il collaudato sistema del perno a sezione quadrata che impegna sia la giostra stessa, sia il carrello sottostante, permettendone così la sua rotazione in sincrono con questo. Sagomati su apposito supporto i musetti, essi andranno saldati alle fiancate in modo da ottenere la loro tipica forma. Completiamoli con i fanali (tubetto di ottone rastremato e fibra ottica) e stucchiamo il tutto.

Pieghiamo e scatoliamo ora il carrello che darà il movimento al nostro modello, e montiamo in esso il motore, le 2 viti senza fine ed i due ingranaggi calettati sugli assali, corredando il tutto con ruote a vela da 9 mm. e prese di corrente (in un secondo tempo nel modello saranno montati 2 di questi carrelli alle rispettive estremità del convoglio).

   

I musetti rappresentano una fase delicata del procedimento da sagomare su idonea dima, e ...

... sguardo al motore prima della sua installazione.

Completiamo gli altri carrelli portanti dotandoli di lamelle prendi-corrente. In quello a sinistra ed al centro si possono notare i perni a sezione quadrata per l’impegno e rotazione delle giostre Urbinati.

I carrelli portanti: si notino in quello a sinistra ed al centro le lamelle prendi-corrente.

Prepariamo le protezioni dei reostati ed i bauli del sottocassa, piegando e saldando tra di loro i lati. Andranno verniciati in cromo i primi e in grigio ardesia i secondi.

Delicatissima fase di costruzione dei bauli sottocassa.

I tetti saranno realizzati incollando fra loro 2 sezioni di plasticard da 1 mm e, rastremandone le estremità. Faremo assumere loro la forma caratteristica, dotandoli nella parte anteriore di una veletta in alpacca per ottenere il tipico ricasco, non dimenticando di applicarvi due fazzoletti sempre in plasticard da 1 mm con sovrapposte le mascherature in ottone ad imitazione delle luci rosso/verde di posizione. Le parti centrali, in corrispondenza delle giostre, andranno scavate con una moletta montata sul minidrill per permetterne la rotazione di queste.

Non meno delicata la fase di fattura dei tetti che dovranno consentire il gioco delle giostre.

Possiamo ora verniciare, previe stuccature e mascherature, le casse e tutti gli altri componenti del modello. Quando la vernice sarà asciutta, incolliamo i vetri e le porte, non dimenticando di fissare al loro posto le sottili cornicette dei finestrini.

Effetto incoraggiante dopo la prima verniciatura.

Incolliamo le velette in acetato sopra ad ogni finestrino, le guarnizioni nere ai vetri delle porte, i predellini delle porte e applichiamo le decals disegnate in CDR e fatte stampare appositamente per questo modello.

Le velette in acetato insieme alle decals conferiscono una sensazione di realismo avanzato.

Montiamo ora i pantografi (ex Lima modificati), i ganci automatici, i mancorrenti, gli specchietti e colleghiamo fra loro tramite i perni delle giostre le 3 parti componenti l’elettrotreno, per ottenere il nostro modello.

Si completa con i pantografi ed altri accessori.

Per un degno completamento del modello, oltre alle luci a LED SMD bianco caldo, vi è stato installato un decoder ESU Lokpilot che con il suo preciso algoritmo di alimentazione del motore permette un funzionamento dolce e silenzioso ottenendo anche una velocità minima molto realistica.

Le luci a LED completano il piccolo gioiello pronto a correre sui suoi binari.

Presentazione e funzionamento:

https://youtu.be/bI4UpTL3rp8

https://youtu.be/Y5ef5h_xVxE

LA 816 NELLA REALTA’

di Gennaro Fiorentino

 

Come correttamente indicato nella presentazione del modello, l’ETR 816 costituì un convoglio di una seconda serie di sette (811-817) costruita nel 1962 da Breda/TIBB. Il progetto si avvalse dei promettenti risultati conseguiti dalla prima serie, cui furono tuttavia conferite delle piccole modifiche. Innanzitutto il colore della livrea all’uscita dalla fabbrica fu di un bianco-blu scuro.

La classe poi era unicamente la seconda mentre per le porte fu scelta la formula solo due per lato. La duttilità di questi complessi era data dalla possibilità di essere anche abbinati in composizione multipla anche tra quelli della prima e della seconda serie. Così intesi è immaginabile che offrirono un valido aiuto nei collegamenti ad alta capacità tra la Capitale e Fiuggi nel momento in cui la città termale viveva una stagione di grande sviluppo.

Mi riferisco agli anni ’60 quando il boom economico favoriva i soggiorni alle fonti e la motorizzazione privata si avviava a diffondersi. Con la chiusura del collegamento extraurbano, gli ETR 800 continuarono a svolgere un onesto servizio in ambito urbano anche se poco consono con le difficoltà di una difficile convivenza con il traffico quotidiano.

L’ETR 816 (quello della riproduzione) ripreso nella campagna laziale l’Agosto del 1982.

(Foto da collezione Gennaro Fiorentino)

 

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