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La Milizia
Ferroviaria era una specializzazione della Milizia
Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.)
istituita nel 12 maggio del 1923 e regolamentata dai RDL
n°1292 e n°1686 rispettivamente del 4 agosto e del 30
ottobre del 1924. Il personale era costituito da
dirigenti ed agenti dell’amministrazione delle Ferrovie
dello Stato, iscritti regolarmente al Partito nazionale
Fascista ed all’associazione Ferrovieri Fascisti.
Gli elementi, che
prestavano servizio continuativo volontario, erano
distaccati dall’azienda ferroviaria alla Milizia e
venivano restituiti alle loro mansioni di origine al
termine delle motivazioni d’impiego e di utilizzo.
Durante questo periodo, i militi e gli ufficiali
continuavano a percepire lo stipendio e ad usufruire dei
diritti relativi alle specifiche mansioni ferroviarie
temporaneamente lasciate.
Diversi erano i
compiti della milizia come: garantire la sicurezza della
strada ferrata, prevenire e reprimere gli abusi nei
trasporti di cose e persone, vigilanza sul personale,
perlustrazione sulla linea per la salvaguardia e
l’integrità degli impianti. Inoltre essa esplicava il
servizio di guardia negli scali merci e nei parchi di
materiale mobile, scortava i treni viaggiatori e merci,
infine espletava il servizio di polizia politica in
ambito ferroviario.
La Milizia
Ferroviaria era composta da 14 legioni corrispondenti,
grosso modo, ai tredici compartimenti delle Ferrovie
dello Stato e, nel 1936, si aggiunse la quindicesima che
operò nelle colonie in Africa. Esse erano:
I Legione
Ferroviaria Torino “Ferrea”;
II Legione
Ferroviaria Milano “Nulli Secunda”;
III Legione
Ferroviaria Genova “Emanuele Ferro”;
IV Legione
Ferroviaria Verona “La Sentinella”;
V Legione
Ferroviaria Trieste “Ugo del Fiume”;
VI Legione
Ferroviaria Bologna “Luigi Platania”;
VII Legione
Ferroviaria Firenze “Audere Semper”;
VIII Legione
Ferroviaria Ancona “Fideliter et Silente”;
IX Legione
Ferroviaria Roma “Latina”;
X Legione
Ferroviaria Napoli “Giuseppe Cirillo”;
XI Legione
Ferroviaria Bari “Errico Toti”;
XII Legione
Ferroviaria Reggio Calabria “Bruzia”;
XIII Legione
Ferroviaria Palermo “Trinacria”;
XIV Legione
Ferroviaria Cagliari “Guido Collu”;
XV Legione
Ferroviaria (Africa Orientale) “Luigi Razza”.
Le cinque belle
cartoline proposte, secondo il mio modesto parere,
rappresentano fortemente l’appartenenza alla categoria
ferroviaria. L’inconsueto senso di movimento e di
velocità che si percepisce nel guardarle riesce a pieno
a diluire l’immancabile retorica raffigurativa, enfasi
che il particolare clima politico militare richiedeva.
Le prime due
disegnate da Vittorio Pisani rapiscono per la loro
immediatezza. Sembra di rivivere assieme ai militi il
passaggio della Gr. 746 lanciata a tutta velocità,
essenziale il palo telegrafico beffardo testimone
“dell’attimo fuggente”.
Il retro della
prima cartolina è caratterizzata da un “detto” del Duce,
bello il fauno seduto sulla colonna appena accennata che
fa da divisoria. Invece il profilo uscente tra vapori e
sbuffi dal bordo della seconda cartolina ricorda
stranamente i lineamenti del ben noto “personaggio”. La
terza cartolina più statica è di Guido Ferrari, il
bellissimo muso della E.626 esalta indirettamente le
capacità costruttive del locomotore, ideato per
circolare sulla nascente linea elettrificata a 3000 volt
corrente continua.
E che dire della
quarta cartolina, la XII Legione Bruzia? L’autore è
Paolo Paschetto, colui che disegnò l’emblema della
nostra Repubblica Italiana vincendo il concorso
ministeriale il 13 gennaio del 1948.
La cartolina, in
una immagine notturna, esalta la ruota alata caricata a
mo’ di rodiggio dal calcio “discreto” del moschetto
91-38. La quinta ed ultima cartolina della IX Legione
Latina, una xilografia di Gastone Bellicampi, è
l’apoteosi politica del fascismo. I simboli del regime
si mescolano a quelli ferroviari, il riverbero dei
binari e del segnale multiplo ad ala semaforica smorzano
forzatamente la solennità dell’aquila e del signum
romano.
Infine, nel
panorama collezionistico, molte sono le cartoline aventi
come soggetto la Milizia Ferroviaria; in esse a volte il
richiamo al treno è appena percepito mentre il
simbolismo di partito è più marcato e portato un poco
all’eccesso. La nota curiosa è che la cartolina militare
di tale periodo oggi è la regina del mercato
collezionistico, contesa con accanimento ed a prezzi
proibitivi da molti cultori. Comunque resta il fatto che
la cartolina, come i manifesti della stessa epoca, oggi
è la testimonianza visiva più bella e più diretta del
nascente stile pittorico-raffigurativo: il FUTURISMO.
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