di Antonio Gamboni

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L’idea di far correre su binari stradali delle vetture simili agli omnibus, quei carrozzoni trainati da cavalli, era venuta a George Francis Train, un americano che presentò questo tipo di veicolo a Londra nel 1861. Le rotaie, a differenza di una strada sconnessa, offrivano un attrito decisamente minore, pertanto i cavalli, a parità di sforzo, potevano trainare comodamente una vettura con 50 passeggeri.

In realtà il termine “tramway” non era nuovo. Già alla fine del ‘700 un inglese di nome Benjamin Outram realizzava la “Peak Forest Tramway”, una sorta di ferrovia industriale lunga 12 km. La parola “tramway” (o tram) non deriva, però, dal cognome Outram, ma ha un’origine diversa. Il vocabolo “traam” significa, in basso sassone, trave, con riferimento alle rotaie. Lo stesso Outram, nei suoi scritti, adopera il termine come indicazione ferroviaria, però con una sola a: “tram”. La curiosa coincidenza toponomastica è così spiegata.

Chissà se a Napoli, coloro che videro per la prima volta tale veicolo esclamando in vernacolo ‘o tram (il tram) sapevano di nominare, inconsapevolmente, il suo inventore.

Ma continuiamo la nostra storia.

Siamo nella seconda metà dell’800 e gli omnibus, anche se in numero considerevole, non riescono a soddisfare la crescente domanda di mobilità. Così, anche in Italia, come in tante altre città europee, gli imprenditori cominciano a mostrare interessi per realizzare tramvie con trazione a cavalli.

Nella nostra nazione la prima tramvia a trazione equina fu inaugurata a Torino nel 1872. La linea, lunga 3.300 metri, collegava Piazza Castello con la Barriera di Nizza.

A breve scadenza, il 25 giugno del 1876 a Napoli veniva inaugurata la prima tramvia a cavalli. Il periodico Illustrazione Italiana dedicò all’avvenimento un interessante articolo che così principiava: “A voi milanesi, che aspettate con desiderio il tramway da Milano a Monza, ai torinesi che vanno lieti, da breve tempo, di quello fino a Moncalieri, ai trentini, ai romani, ai genovesi, ai palermitani, ai veneti, che ne hanno così vivo desiderio, giungeranno gradite queste primizie, intorno alla inaugurazione delle grandi linee di ferrovie a cavalli della città e della provincia di Napoli”. Dunque, il tram a Napoli, che non aveva perduta ancora la verve di capitale europea, fece la sua apparizione prima che a Milano, a Trento, Roma, Genova, Palermo e Padova.

Per quanto attiene la tipologia delle vetture cediamo ancora la parola all’attento cronista della Illustrazione Italiana: “Ve ne sono di scoperte (giardiniere), nelle quali possono essere ospitate otto persone in piedi e ventotto sedute; le coperte si dividono in due compartimenti, per la prima e per la seconda classe. Figuratevi un chiosco cinese allungato, che cammini su quattro ruote! Sono tutte eleganti, graziose, molto pulite, senza stoffa, e tutte di ottimo legno, che proviene dall’America. Le carrozze stanno su molle di cautsciù, che impediscono che gli urti e le scosse delle ruote si comunichino rigidamente al carro.

La vettura aperta è composta di una piattaforma divisa in tavole longitudinali incrociate fra di loro, di legname forte, tenute assieme con traverse avvitate disotto. Ai fianchi di questa piattaforma vi sono due placche di ferro dette longarine che servono da telai alla suddetta piattaforma, e queste longarine si trovano applicate con viti a tutte le altre parti del carro ... Ci sono campanelli a timpano alle due estremità; lampade a colore; persiane per l’estate e vetri per l’inverno. Si fermeranno a richiesta dei passaggieri; ma in generale ciascuno sale e scende mentre corrono, e il bel sesso ha il privilegio di farle rallentare nella corsa”.

Il personale di servizio, per ogni vettura, era composto da un cocchiere ed un conduttore ai quali era fatto divieto di stare seduti e parlare con i passeggeri. Durante il servizio, dovevano porre “molta attenzione e diligenza per evitare disordini e sviamenti”.

Allo scoppio della Grande Guerra, l’esigenza di muli e cavalli per scopi militari portò ad una progressiva scomparsa degli omnibus e dei tram a trazione animale. Ma la dismissione fu altresì accelerata dalla incombente elettrificazione delle linee.

Galleria Fotografica Italia

Tramway a cavalli in circolazione a Torino nel 1871.

Vettura di tipo chiuso, simile a quella della precedente immagine, in servizio  a Torino

sulla linea Porta Palazzo - Ponte Isabella.

Napoli 1886: tramways a cavalli di tipo estivo in transito sulla via Santa Lucia, prima della colmata.

I veicoli, a causa del pesante carico e della pendenza della strada,

sono trainati da ben quattro quadrupedi.

Napoli 1880: stazionamento di tramways a cavalli di tipo chiuso in Piazza San Ferdinando.

Sul fondo, l'ingresso di servizio del Teatro San Carlo.

Tramway di Bologna della linea P.zza Vittorio Emanuele - Staz. Ferrovia.

Il veicolo di tipo giardiniera, nonostante la mole, è trainato da un solo cavallo.

Verona, tramway di tipo estivo in transito nei pressi dell'Arena.

Un tramway di tipo estivo a Roma.

Suggestiva immagine con sul fondo la massiccia mole di Castel Sant'Angelo.

 

Galleria Fotografica Mondiale

Tramway di tipo chiuso con posti all'aperto sull'imperiale.

Le linee tramviarie della L.C.C. (London County Council) furono create nel 1890.

Suggestiva immagine di un Tramway trainato da quattro cavalli

mentre percorre una strada innevata a New York City.

Tram a cavalli a due piani in sosta in Pferdebahn a Berlino (1902).

Si noti la teutonica austerità del personale addetto.

Città di Krefeld, nella Renania settentrionale.

Tramway e personale molto simili a quelli di Berlino.

Australia meridionale, città di Adelaide.

Tramway a cavalli a due piani con tendone parasole sul piano superiore.

La John Stephenson Company di New York

era una grande fabbrica di omnibus e tramway a cavalli aperta nel 1888.

Nell'immagine è mostrata una pagina del ricco catalogo.

Dallo stesso catalogo della John Stephenson Company di New York

è tratta la foto di fabbrica di un tramway a cavalli destinato

a prestare servizio tra Avondale ed Elyton (Cincinnati).

 

Il Gioco del Tramway

Poco dopo la comparsa del tramway a cavalli, fu presentata dai costruttori di giocattoli il Gioco del Tramway”, una variante del classico Gioco dellOca”. Il nuovo passatempo da tavolo ebbe un grande successo, tanto da essere commercializzato in diversi Paesi.

Versione ottocentesca francese del nuovo gioco di Società: Le jeu du tramway.

Le regole del gioco

Sul tabellone, che proponiamo nella sottostante immagine, è stampato un doppio percorso di 62 caselle numerate in un senso orario (blu) che parte dalla immagine centrale ed uno antiorario (rosso), che fa capo al disegno in basso a sinistra. Di seguito, il regolamento di gioco impresso sul tabellone:

 

I.                  Il numero dei giuocatori è illimitato, e si divide in due parti. L’una segue la linea rossa partendo dal N. 1, l’altra la linea bleu, in senso inverso, partendo egualmente dal N. 1. Ognuno mette una posta e si stabilisce in anticipo l’importo delle multe da pagarsi nelle diverse combinazioni. Poi la sorte indica il turno dei giuocatori delle due linee.

 

II.               Il primo giuocatore della linea rossa getta allora i dadi e pone la sua marca sul punto fatto. Quello della linea bleu fa altrettanto. Poi il N. 2 linea rossa, indi il N. 2 linea bleu, e così di seguito. Chi al primo colpo fa 9 con 5 e 4, va a collocarsi subito sul Cocchiere; se fa egualmente 9 con 6 e 3 si mette sul Conduttore. Chi tira un punto di Cavallo, lo raddoppia. Chi tira un punto di Scontro, paga la multa e ricomincia. Chi cade fuori delle rotaje o sui cavalli pronti, paga la multa e passa un giro.

 

III.            Chi fa Ponte o Scambio, deve aspettare finché un giuocatore dell’altra linea lo liberi facendo lo stesso punto. La partita può finire in due modi a seconda dei patti: chi arriva primo al 63 rimane vincitore, anche se fa un punto maggiore oppure il vincitore deve fare 63 giusto. Chi fa un punto maggiore deve tornare indietro contando altrettanti punti quanti son quelli che ha tirato in più.

Cromolitografia del tabellone di gioco edito a fine '800 e, in basso, ...

... lo stesso gioco, ma stampato ad Amsterdam.

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