di Andrea Cozzolino

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La filovia di Cuneo desta notevole interesse nello studioso/appassionato di TPL. Essa, infatti, detiene un primato assoluto: è l’unica rete italiana che - nata come «filovia primordiale» nel 1908 - ha raggiunto i sessant’anni di funzionamento grazie a due momenti di totale ristrutturazione che coincidono con i primi anni ’30 del XX secolo e con l’immediato secondo dopoguerra. Procediamo con ordine: dopo l’Esposizione Universale di Milano del 1906 (durante la quale era stato realizzato un circuito filoviario dalla Società Trazione Elettrica [S.T.E.] per promuovere la costruzione di impianti filoviari) - proliferarono iniziative tese a proporre collegamenti esercitati con “automobili elettriche a filo aereo”. Non a caso nel 1907 furono inaugurate le filovie senesi, nello stesso 1908 fu realizzata la Ivrea - Cuorgné, nel 1909 avrebbero visto la luce la Argegno - Pellio e la filovia de L’Aquila, mentre al 1910 risale l’apertura, ancora nella provincia cuneese, della Alba - Barolo. Orbene, dopo aver visitato il citato Expo milanese, gli ingg. Silvano, Gola & C. proposero la costruzione di una filovia urbana in Cuneo e - contemporaneamente - la realizzazione di un collegamento con le località di Peveragno e Chiusa Pesio della lunghezza di 17 km. La proposta ebbe felice esito e la linea urbana - che andava a sostituire l’antiquato servizio di carrozze a cavalli in partenza dalla stazione e che raggiungeva la Chiesa Nuova - fu inaugurata il 9 agosto 1908, quando peraltro già da inizio mese le vetturette avevano cominciato a percorrere il bifilare.

Le vetture 1 e 2 della filovia di Cuneo recano sulle fiancate la scritta “Comitato Promotore di Filovie - Torino”. La cartolina, molto probabilmente, ricorda l’inaugurazione della linea urbana (coll. A. Gamboni).

Ambizioso intento dei promotori della rete filoviaria (che nel 1909 crearono la S.A.F.C. = Società Anonima Filovie di Cuneo) era - come detto - quello di estenderla fuori città realizzando un collegamento con Peveragno e Chiusa Pesio. La prima parte di questo progetto fu portata a termine già nello stesso 1909, mentre il prolungamento del bifilare fino a Chiusa Pesio data al successivo 1912.

Gli ingg. Silvano e Gola avevano attuato il loro progetto filoviario dopo aver minuziosamente visitato l’impianto milanese e quello canavesano che ad esso si ispirava. Non meraviglia pertanto che la costruzione della linea sia stata affidata alla S.T.E., né che le prime vetture fossero in parte provenienti dall’Expo meneghino. La dotazione originaria comprendeva appunto tre filobus ex-Milano ai quali si aggiunsero, dopo l’apertura della Cuneo-Peveragno, altre tre vetture ed un filocarro non dotato di numero di matricola, là dove le vetture destinate al servizio passeggeri recavano “regolarmente” i numeri da 1 a 6.

   

Personale della filovia in posa accanto alla vettura n. 2 e - a destra - la n. 3 ritratta mentre percorre via Roma.

(entrambe le immagini coll. F. Dell’Amico)

Quanto ai filobus, essi - come d’uso all’epoca - erano poco più che diligenze (o omnibus, se vogliamo …) a gomme piene, dotati - per la captazione della corrente - del cosiddetto “sistema Cantono - Frigerio”, caratterizzato da un carrello a quattro ruote che correva a contatto dei due fili aerei spinto al di sotto mediante molle da un unico trolley. Questo sistema era divenuto - all’epoca - il più diffuso in Italia grazie alla commercializzazione affidata alla Ditta “Camona-Giussani-Turrinelli”, che già si era distinta nella realizzazione di veicoli elettrici.

  

A sinistra: filobus in parata in occasione dell’inaugurazione della linea per Peveragno il 15 settembre 1909.

È presente anche il filocarro - di tipo chiuso - che non reca numero di matricola (coll. F. Dell’Amico).

A destra: filobus n.6 appartenente alla seconda dotazione della linea cuneese (coll. A. Cozzolino).

Nel 1921 alla S.A.F.C. si sostituì Pietro Bersezio, già attivo nel settore del noleggio di vetture, che rilevò l’amministrazione filoviaria insieme ad Alberto Tassone, al quale, nel 1923, sarebbe subentrato Vittorio Meineri: con l’arrivo di quest'ultimo nacque la società Bersezio & Meineri, che sarebbe durata per decenni nella gestione non solo della filovia, ma anche delle autolinee che ad essa si affiancarono e che poi le sopravvissero.

E fu proprio all’atto del passaggio della gestione alla Bersezio & Meineri che il parco filoviario cominciò ad essere ammodernato, sia con la ristrutturazione di alcuni filobus della prima dotazione, sia soprattutto con l’acquisto di quattro nuove vetture, due delle quali arrivarono a Cuneo nel 1920 e due nel 1926. Numerate da 7 a 10, esse non presentavano, in realtà, elementi di grossa novità, se non la presenza del differenziale in luogo della trasmissione a catena. Erano state costruite dalla Ditta Rognini & Balbo che si andava affermando in quel periodo soprattutto per la costruzione di «elettromobili», ovvero piccoli autobus elettrici ad accumulatori presenti in non poche città italiane.

  

A sinistra: vettura n. 2 della filovia di Cuneo: è un nuovo arrivo o si tratta - come forse è più credibile -

di un veicolo totalmente ristrutturato e “chiuso”? (coll. A. Gamboni).

A destra: filobus n. 7, costruito da Rognini & Balbo, non molto dissimile

dalle vetture in servizio già da tanti anni … (coll. A. Cozzolino).

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È consuetudine considerare il 1931 come data che segna il passaggio alle “filovie di seconda generazione”. In quell’anno viene inaugurata, infatti, la linea Torino - Cavoretto (contraddistinta dal n. 52) esercitata con tre “elettrobus” costruiti dalla FIAT su licenza della General Electric (modello 461) e dotati di due distinti trolley per la captazione della corrente da un bifilare con distanza di cm 60.

Lunghi m. 7,85, gli “elettrobus” torinesi (non a caso immatricolati E1÷E3) erano dotati di due motori (uniti in un’unica carcassa) del tipo CGE 1126 (2 x 35 HP) con avviatore PCM di derivazione tranviaria. Il moto era trasmesso al ponte posteriore da un albero tubolare provvisto di giunti cardanici. Anche i FIAT 461 erano dotati di differenziale e presentavano per di più ruote gemellate posteriori che davano stabilità all’intero veicolo. Costruiti con la tecnica della struttura portante (!), i 461 esibivano un frontale piatto sul quale spiccavano due grossi proiettori, ma l’elemento più vistoso era certamente costituito da un’ampia visiera (letteralmente “copiata” dai filobus statunitensi) che avvolgeva tutto il frontale. Di derivazione americana anche la guida a sinistra e la presenza di due porte a quattro antine alle estremità del rotabile.

Perché soffermarci così a lungo su questo modello? Perché identici esteticamente, meccanicamente ed elettricamente (e persino classificati anch’essi E1÷E3) furono i tre coevi FIAT 467 che furono realizzati per la rete di Cuneo. Unica, ma assai significativa, differenza la perdurante presenza del trolley unico con carrello. E ancora col sistema Cantono-Frigerio fu allestita la vettura E4 della rete cuneese, un veicolo quanto mai singolare, sempre costruito dalla FIAT (modello FIAT 656 del 1934), ma dotato di parti elettriche Marelli.

 

Vetture E2, in tutto simile alle consorelle torinesi (coll. P. Gregoris) ed E4 della filovia di Cuneo.

Ambedue presentano ancora il trolley unico con carrello a quattro ruotine (Catalogo Marelli).

A questo punto - almeno dal punto di vista estetico - sembra che avvenga un passo indietro. Al 1935, difatti, è datata la fotografia (riportata di seguito) di un veicolo (numerato E6) che potrebbe definirsi una sorta di minibus interurbano dotato di trolley (sempre unico!). Esso, molto probabilmente, non è che uno degli esemplari di questo singolare modello di filocorriera (peraltro di costruttore ignoto). Se, infatti, andiamo a leggere le statistiche ministeriali dell’immediato dopoguerra, mentre per la linea urbana sono riportati quattro filobus che possono essere identificati con i quattro FIAT che abbiamo già conosciuto, per l’esercizio della Cuneo - Chiusa Pesio risultano impiegati sei veicoli da 30 posti seduti e solo 4 in piedi, che potrebbero essere proprio quelli “rappresentati” (per così dire) da E6. Si aggiunga che esiste anche la foto - datata 1950 - di un esemplare consimile numerato E9 (ma dotato di doppio trolley, innovazione di cui si dirà in appresso) e si potrà affermare che abbiamo individuato le sei unità (peraltro ridotte a cinque nel 1952) censite nella statistiche ministeriali.

 

Foto “ufficiale” della vettura E6 (caratterizzata dalla scritta “Cuneo-Peveragno-Chiusa Pesio” (coll. P. Gregoris)

e vista frontale della E9 dotata però di doppio trolley (coll. F. Dell’Amico).

Sia E4 che E6 presentano l’ineludibile fascio littorio.

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 Il secondo momento di modernizzazione della filovia di Cuneo è presumibilmente da collocare nel 1948 e segna il passaggio dalla rete antica a quella caratterizzata da bifilare con distanza di 60 cm tra i due fili di contatto con conseguente utilizzo di due trolley. Ovviamente, tutti i filobus dovettero essere adeguati alle nuove caratteristiche della rete aerea, come dimostra proprio la foto or ora riportata che raffigura la modificata E9. Ad avvalorare la data del 1948 sta l’acquisizione, in quell’anno, di due vetture provenienti dall’ATM di Torino, due filobus FIAT 656F/557 classificati E10 ed E11 (numerazione che manterranno anche a Cuneo) che certamente potevano essere utilizzati solo dopo la trasformazione della rete. Questa - sin dal 1937 - comprendeva due linee, la 1 da piazza Torino a Corso Nizza e la 2 dalla Ferrovia a Borgo Gesso. E a queste due linee urbane furono destinate le vetture ex-Torino, unitamente a quelle residue della dotazione degli anni ’30, peraltro progressivamente radiate, anche in virtù dell’arrivo di ulteriori due filobus nel corso degli anni ’50. Data, infatti, al 1951 l’acquisto di un FIAT 668F/121 (matricola E5), cui farà seguito, nel 1958, un singolare veicolo, un Macchi Büssing con guida centrale e tre porte, che sarà classificato E6.

   

  

Gli ultimi quattro filobus urbani presenti a Cuneo: nell’ordine E5, E6 (primo piano al capolinea di San Rocco), E10 ed E11, questi ultimi due provenienti dalla rete urbana di Torino. Le due vetture “nuove” presentavano parti elettriche CGE,

mentre i due filobus “torinesi” erano dotati di equipaggiamenti elettrici e motori Marelli (tutte e quattro le foto P. Gregoris).

Ci restano solo da riepilogare le ultime vicende della linea: il collegamento interurbano viene chiuso - e sostituito da un’autolinea - il 31 dicembre 1957, mentre nel 1959 la linea 1 è prolungata fino alla località San Rocco. Gli anni ’60 segnano la soppressione della linea 2, mentre alla residua vengono dedicati di norma le vetture E5 ed E6 con E10 ed E11 tenute di riserva. La cessazione definitiva del servizio filoviario data al 1968.

Ultimo orario della filovia Cuneo - Peveragno - Chiusa Pesio (da sito web).

I FILOBUS DI CUNEO
Matricola Modello veicolo Costruttore

Anno di immissione

in servizio

Note
1 ÷ 3  

S.T.E.

1908  
4 ÷ 6  

S.T.E.

1909  
s. n.

Filopcarro

S.T.E.

1909  
7 ÷ 8  

Rognini & Balbo

1920  
9 ÷ 10  

Rognini & Balbo

1927  

 

E1 ÷ E3

FIAT 467

FIAT - CGE

1931  
E4

FIAT 656

FIAT - Marelli

1934  
E5 ÷ E10

????

????

1935  
E10 ÷ E11

FIAT 656/577

FIAT - Marelli

1948 (costr. 1939)

Ex-ATM-TO, pari numerazione

E5

FIAT 668F/121

Fiat - CGE

1951  
E6

Macchi - Büssing

Macchi - Büssing - CGE

1958  

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Foto per il titolo:

Le vetture 1 e 2 della filovia di Cuneo in prossimità della rimessa dei rotabili (coll. A. Gamboni).

 

N.B. Il presente testo amplia e rielabora quanto scritto in

A. Cozzolino, Appunti sulle filovie italiane di prima generazione, Napoli 2021.

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