Testo e Foto di Paolo Farina

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Pur non essendo amante dei mezzi militari, non ho saputo resistere al fascino un po’ sinistro che emana un tale modello: un cannone usato nella prima guerra mondiale dall’esercito italiano, costituito da una canna di riserva per la corazzata Caio Duilio, del calibro di 381 mm e peso del proiettile vicino alla tonnellata con gittata intorno ai 30 Km!

Premetto che questa riproduzione non è affatto una passeggiata e la consiglio solo a chi ha già al suo attivo altre realizzazioni di media difficoltà. Il primo ostacolo è costituito dal reperire i disegni esatti: non ne ho trovati. Sul libro di Albertelli relativo ai mezzi militari su rotaie ho scoperto che il bozzetto era assolutamente inaffidabile. Per fortuna mio fratello, modellista militare, mi ha passato un sito sul quale vi è  un modellista che ha costruito il modello in cartoncino in scala 1:35. Da qui ho potuto ricavare le misure di massima: tutto il resto è elaborazione modellistica e qualche compromesso inevitabile data la scala davvero ridotta per un bestione del genere.

Vista dall’alto del modello finito, lato cabina di caricamento del pezzo.

I carrelli sono tre: due da 4 assi e uno da 6, con spaziature tra essi come da foto e con altezze diverse tra quello a 4 assi e quello a 6. Per fortuna ho trovato degli assi in plastica da 5 mm che mi hanno permesso di rispettare, in modo adeguato, le misure di massima del rodiggio. I telai sono realizzati in profilati di plastica a sezione quadrata costruiti con la logica dei mattoni Lego: negli spazi vuoti vanno collocati gli assi.

 

I primi due carrelli anteriori a quattro assi ciascuno.

Per il carter ho usato un vecchio sistema: guaina di filo elettrico incollata sul bordo inferiore del telaio con un filo di acciaio passante a forma di C che li attraversa da ambo i lati del telaio. Infilando il cavo nella guaina si bloccano gli assi, mentre per toglierli basta sfilare il cavo quanto basta. Ho usato anche una variante: al posto della guaina ho incollato un profilato a C evergreen, con lo stesso risultato.

Dettaglio del metodo “Lego” e fissaggio del carter a filo scorrevole.

Ho poi costruito le fiancate in plastica che ho poi ricoperte con rame da 0,2 mm su cui ho ottenuto le varie chiodature. Per avvicinare il più possibile le fiancate agli assi ho ricavato dalle fiancate delle asole e in più ho limato le punte coniche degli assi che a questo punto non servivano più. Balestre, boccole, pendini delle sospensioni sono in plastica; i dadi di fissaggio dei pendini sopra le estremità delle balestre sono delle sottili fette di guaina di filo elettrico posizionate una ad una ed incollate.

I tre carrelli con le fiancate completate.

Le estremità dei due carrelli di estremità (uno da 4 assi e l’altro da 6) vanno corredati dai camminamenti e dalle piattaforme di testa con le dovute chiodature. I due carrelli da 4 assi sono stati fissati assieme tramite una linguetta di alluminio poi rivettata su ogni carrello: ciò permette di mantenere la distanza fissa e limitata tra di loro e di affrontare le curve di largo raggio su cui il mezzo si muoveva. Per completare la struttura dei carrelli è necessario realizzare i supporti dell’affusto: anteriormente è presente una struttura piramidale che appoggia sui due carrelli a 4 assi.

I due carrelli anteriori articolati tra loro con il supporto anteriore della gondola.

Nel mio caso è in plastica e poi ricoperta da alluminio su cui ho ricavato non solo le chiodature consuete, ma anche le quattro asole quadrate di alleggerimento e ispezione. Questa struttura è stata poi incollata sul solo carrello anteriore in modo da permettere il brandeggio del secondo carrello rispetto al primo, altrimenti addio curve! Sul carrello a 6 assi è invece presente una trave trasversale su cui poggia e si articola il carrello rispetto alla cassa.

Carrello posteriore a sei assi con la trave di appoggio e rotazione della gondola.

Le viti di fissaggio sono state posizionate: a) nel carrello da 6 assi sul fondo del telaio e si avvita su un dado incollato alla struttura dell’affusto, b) sul carrello a 4 assi la vite lavora al centro della piramide di sostegno e la si raggiunge attraverso uno dei fori di alleggerimento della struttura (vedi più avanti).

Vista della gondola e dei punti di articolazione sui tre carrelli.

I disegni su foglio millimetrato sono indispensabili per realizzare le fiancate della struttura di supporto. Sono due travi di plastica da 2 mm di spessore tenute assieme dal fondo anch’esso da 2 mm e poi incollate perfettamente in squadra tra loro.

10-Profilo della gondola da cui si evince la forma irregolare.

Avendo costruito la culla bisogna realizzare la struttura di articolazione del cannone che oltre ad essere semicurva è dotata di robuste nervature sui lati esterni. Per evitare che ci siano errori di posizionamento che indurrebbero il cannone a restare in posizione disallineata rispetto all’asse del carrello (impensabile!) ho montato i supporti del cannone mantenendo in sede un perno di acciaio che ho verificato fosse ortogonale sia verticalmente sia orizzontalmente e che sarà usato in seguito per articolare la canna del cannone.

Prove di fissaggio del cannone.

Quindi con un foglio di rame si realizza la parte posteriore (sopra e sotto) della struttura, avendo cura di riprodurre le doppie chiodature lungo tutta la lunghezza delle travi laterali, idem inferiormente. Prima di metterla in posizione bisogna però ricavare l’asola a mandorla posta sul posteriore della struttura facendo attenzione che nella curvatura non abbia da deformarsi.

Si inizia ad “arredare” la parte posteriore.

Anteriormente bisogna fare le stesse operazioni con una complicazione in più: sulla superficie orizzontale oltre alle chiodature bisogno ricavare anche tre grosse asole, due circolari e l’ultima ovale dove trovava posto la canna del cannone quando era a “riposo”. Per evitare imbarcamenti non recuperabili ho incollato sotto il foglio di rame una striscia di plastica da 0,5 mm per aumentarne la consistenza.

Altra vista laterale del modello in progress.

Seconda Parte

Ora bisogna costruire le fiancate che portano tutta una serie di chiodature e di rinforzi chiodati che possono essere realizzati solo confrontandosi continuamente le foto del sito di partenza. La superficie laterale è stata realizzata in alluminio avendo cura di ritoccare ogni fiancata in modo che si incastri perfettamente con i bordi delle superfici di rame che ho lasciato sporgere leggermente proprio con questo scopo. Quando le misure sono precise si passa a disegnare tutte le linee dove dovranno essere ottenute le chiodature e poi si passa all’incollaggio. Da una striscia di plastica da 0’2 mm e larga 2 mm si ricavano le strisce di rinforzo che corrono lungo il bordo inferiore della struttura e che portano due livelli di chiodate sfalsate. Quando tutto ciò è al suo posto si eseguono su ogni lato i for da 1 mm per accogliere i comandi dei martinetti che abbassavano al vero i blocchi di legno sulle rotaie a mò di freno. I sei volantini per lato li ho realizzati forando con punta da 05mm un pezzo della solita guaina di filo elettrico e facendo passare nel foro uno spezzone di filo di rame. Il tutto è stato infilato nel foro fatto in precedenza nella fiancata.

Vista laterale del modello finito.

Ora passiamo al cannone. Per la canna nasceva il problema della conicità e dei vari diametri da cui è composta. Non avendo esperienza né ricambi utili mi sono trovato a fare diversi tentativi con scarso successo fio a che non ho pensato di usare parte del manico di un pennellino ormai a fine carriera, troncato, forato in cima e inserito in un coperchio di plastica di uno scovolino dentale, anch’esso di forma conica e il gioco è stato fatto. La culatta è in plastica e i vari particolari riportati sono in filo di rame, plastica, tubo di ottone e profilati plastici di varie forme. Ora bisogna inserire il cannone completato dentro la culla e farlo attraversare dal perno usato in precedenza.

Se l’allineamento è corretto e l’alzo avviene senza intoppi si può procedere a realizzare la parte posteriore.

Su essa è presente un lungo bancone a slitta che serviva per appoggiare il proiettile e farlo scorrere fino alla culatta. Io l’ho realizzata in plastica e alluminio e vi ho ricavato le solite asole laterali di alleggerimento. La cosa più ostica è però rappresentata dalla copertura curva che è sostenuta da una travatura e tiranti e sostiene a sua volta una rotaia centrale su cui agiva la gru per il sollevamento del proiettile.

Particolare della copertura nella zona comando.

Andiamo con ordine: la copertura curva è in ottone e su essa ho ricavato la finestrella rettangolare di avvistamento. I supporti verticali sono dei profilati a U evergreen incollati ad una struttura fissata sul tetto mentre i montanti trasversali sono in filo di costantana; la rotaia centrale per la gru è un profilato a doppia T di plastica.  La gru è ottenuta con vari pezzetti di plastica sagomati e incollati tra loro. Lateralmente ho incollato una piccola puleggia su cui andrà fissata una catena ottenuta da un filo di rame attorcigliato su sé stesso. Ho provveduto anche a realizzare in alluminio la ganascia a doppio cucchiaio che sorreggeva il proiettile prima di posizionarlo sullo scivolo.

Altra vista laterale del modello concluso.

Ed ora la parte più noiosa e delicata: i camminamenti laterali. Sono ottenuti in plastica da 0,5mm fissati alla fiancata attraverso spezzoni di filo di ottone incastrati nella fiancata. Sopra sono rifiniti dalla zigrinatura antiscivolo. Quindi ho realizzato i montanti delle ringhiere con spezzoni a L di filo di costantana ed incolati sotto il praticabile e poi raccordati superiormente dalla ringhiera orizzontale. Il tutto saldato con successivi passaggi di loctite; le scalette provengono dalla solita scatola dei ricambi. Infine anche le testate dei carrelli richiedono alcuni particolari oltre alle ringhiere. In particolare quello anteriore presenta due martinetti verticali e un argano con le sue doppie maniglie. Le bitte d’ormeggio le ho trovate da Amati perché non avevo voglia di tornirle.

Piccola galleria di immagini …..

Ecco, per sommi capi credo di aver riassunto in modo abbastanza esaustivo i passaggi principali senza annoiarvi con dettagli noiosi o superflui: le numerose foto spero rendano bene la sequenza delle operazioni.

Per la verniciatura ho usato il solito primer Tamiya di base e in seguito un verde militare sempre Tamiya spray per  colorare tutto il modello, salvo pochi altri particolari spesso non visibili quali la slitta di appoggio del proiettile eseguita in argento.

Per visionare altri articoli dellAutore

https://scartamento9mm.wordpress.com

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