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Ma le “500” costituirono una novità soprattutto
per la struttura della cassa, che presentava eleganti frontali a
quattro vetri che chiudevano le piattaforme; lateralmente, allo
stato d’origine, si avevano tre nette divisioni; i due
scompartimenti di I e II classe - per la prima volta forniti di
sedili trasversali (ben 26) - presentavano tre finestrini,
mentre al centro vi era uno spazio “vuoto”, probabilmente aperto
nella stagione estiva, mentre - in altre immagini - le O.F.M. ci
appaiono, nella sezione centrale, dotate di un piccolo telaio
mobile, con ancora tre luci: un singolare esempio, insomma, di
“convertible car”!!

Vista
laterale della motrice 549 in servizio sulla storica linea 5
(foto Masino, coll. Marzorati).
In seguito, le “500” furono dotate di telaio
centrale fisso, con due luci, per un totale di otto finestrini
laterali. Molto elegante la livrea, con colorazione giallo-rossa
(peraltro usuale), ma resa particolarmente raffinata dalle
filettature rosse in campo giallo, nel tempo ovviamente
sostituita dal classico bi-verde.

La vettura
558, fotografata mentre esercita la linea 19, presenta il
compartimento centrale con due moduli fissi:
è – nel
tempo – l’ultima modifica subita da questa sezione delle motrici
“500” (foto Masino, coll. Marzorati).
I difetti
delle “O.F.M. 1912” dovettero manifestarsi abbastanza presto;
non a caso la S.A.T.N., nonostante la “giovane età” di queste
vetture, non ne tenne alcuna per sé all’atto dell’acquisizione
delle linee urbane da parte del Comune, anche se in questa
decisione dovette influire certamente (oltre il tipo consueto di
utilizzo cui s’è già fatto cenno) la giacenza “fissa” di queste
motrici presso il deposito “Carlo III”, un impianto che esse non
lasceranno mai. Fu tuttavia con la gestione E.A.V. (e con il
rinnovamento del parco operato negli anni ‘30) che le pecche di
questa serie di motrici vennero prepotentemente a galla; tra il
1935 ed il 1936, le “500” si ridussero quasi alla metà (31
vetture), mentre 544 veniva completamente ristrutturata con
cassa metallica e motore CT 139K, diventando sin dal 1932 il
prototipo (bidirezionale) delle “Balilla”.

Due “O.F.M.
1912” in primo piano mentre effettuano fermata sotto l’edificio
della Borsa.
La 547 (che
è in servizio sul 5) è l’unica motrice sopravvissuta agli eventi
bellici allo stato d’origine (coll. E. Bevere).
Il problema delle “500” residue si ripropose
nella seconda metà degli anni ‘30, ed allora l’E.A.V. decise di
ricostruire, ma conservando la cassa in legno, ventuno vetture
della serie, che furono, in tre lotti, completamente ridisegnate
dalla M.A.T.E.R. tra il 1938 e il 1940. Il nuovo schema
prevedeva innanzitutto la riduzione della lunghezza della cassa
(sei soli finestrini ne sono la testimonianza), per adeguarla
finalmente al truck; e nuove furono anche la motorizzazione (due
motori CT 139K, per una potenza complessiva di 116 HP) e la
numerazione: 351÷371, il primo nucleo di un maxi-gruppo 279÷398,
che apparirà nel dopoguerra. Ed è proprio dal dopoguerra che
risulta pressoché impossibile seguire le vicende di queste
vetture ricostruite, mentre sappiamo che le “500” “vecchio tipo”
scompaiono tutte entro il 1946.



Non sembrano
più assolutamente le stesse le motrici 354 (foto Haynes, coll.
Bevere), 365 e 368 (Archivio ANM),
dopo la
ricostruzione totale subita nella seconda metà degli anni ’30.
Eppure sono, nell’ordine, 522, 543 e 523!!!
Omologate ad
uno schema unitario, che comprende tutte le biassi napoletane
bidirezionali,
mostrano
chiaramente una cassa di dimensioni molto più ridotte rispetto a
quella originaria. Anche il lucernario è sparito …
Anche tre “M.A.T.E.R.” (precisamente le motrici
358, 360 e 362) soccombono agli eventi bellici, ma per le altre
(ammettendo che abbiano mantenuto le stesse matricole sino alla
radiazione) possiamo solo - come per tutte le altre due assi -
registrare il progressivo ridursi delle unità in servizio sino
alla completa dismissione della serie, probabilmente completata
nel 1960.

La motrice
363, ex-531, negli ultimi anni di servizio viene utilizzata
sulle linee da e per i Comuni del Nord
(foto
Masino, coll. Marzorati).
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